Nella sua opera Maria Valtorta evoca in più occasioni, con molta giustezza e coerenza, la fauna e la flora della Palestina. Ma il lettore può essere sorpreso quando, venendo da Sicaminon e avvicinandosi a Cesarea, il gruppo apostolico vede dei piccoli sauri [254.1...]:
“ - Oh! chi sono mai? dei Leviatan? - .
- Hai detto bene, Simone. Sono proprio dei coccodrilli. Piccoli, è vero, ma sufficienti a non farti camminare per un pezzo - .
- E che ci stanno a fare? - .
- Ci sono stati portati per culto, credo, fin da quando qui regnavano i fenici. E ci sono rimasti, diventando sempre più piccoli, ma non meno aggressivi perciò, passando dai templi alla fanghiglia del fiume. Ora sono grossi lucertoloni, ma con certi denti!... -.
... Un grossissimo lucertolone (non sembra più di così) avente però la testa classica del coccodrillo, sta per traverso sulla via, fingendosi dormente.”
La presenza di coccodrilli nella pianura di Saron certamente meraviglia e può sembrare anacronistico. Ma Plinio, nella sua Storia naturale, evoca in questo luogo il Crocodilum flumen, e il geografo Stradone parla delle rovine di una città chiamata Krokodeilon polis (che l’archeologo R. Stieglitz ha portato alla luce nel 1999).
L’esistenza di questi piccoli coccodrilli fu confermata da molti pellegrini nel corso dei secoli. Segnaliamo Jacques de Vitry (1230); R. Pockocke (1760): o Joseph Fr. Michaud che conferma nel 1831: “questi coccodrilli sono della specie più piccola”. Poi Victor Guérin nel 1883 precisa: “ci sono dei piccoli coccodrilli in questo modesto fiume, e non bisogna bagnarcisi senza precauzione. …essi erano piccoli dai cinque ai sei piedi circa di lunghezza …dei coccodrilli sarebbero stati trasportati un tempo dall’Egitto in Palestina”.
La riva e il ponte descritti da M. Valtorta [254.2] esistono anch’essi. La riva si chiama il Nahr ez Zerqa, e in Lands of the Bible, 1881, McGarvey evoca i resti di un ponte antico, a 1,5 km dalla foce di questo fiume. Si può dunque dare credito o attenzione al dialogo che segue questo incontro inatteso [254.3]:
“ - Io morirei di paura se dovessi andargli vicino -, dice Marta.
- Davvero? Ma questo è nulla, donna, rispetto al vero coccodrillo. È lungo e largo almeno tre volte tanto -.
- E affamato anche. Questo era certo sazio di bisce o conigli selvatici -.
- Misericordia! Anche bisce! Ma dove ci hai portato, Signore! -, geme Marta così spaurita che l’ilarità prende irresistibilmente tutti.”
Segue un dialogo tra Marta e Gesù:
“ - ...Sono forse necessari? -.
- Questo andrebbe chiesto a Colui che li fece. Ma credi che se li ha fatti è segno che sono utili. Non foss’altro che per fare brillare l’eroismo di Marta -, dice Gesù con un brillio arguto negli occhi.
- Oh! Signore! Tu scherzi e hai ragione. Ma io ho paura e non mi vincerò mai -.
- Lo vedremo questo… -”.
È un dettaglio che può passare inosservato o sembrare enigmatico a lettori non francesi, ma ha senso per chi in Francia conosce l’antica tradizione provenzale delle Saintes-Maries-de-la-Mer.
La Leggenda aurea (Giacomo da Varazze, 1255) vi racconta che Marta, superando la sua paura, liberò i rivieraschi del Rodano, nella valle d’Avignone, dalla Tarrasque, quel dragone dalla lunga coda che divorava uomini e bestiame. Molti storici pensano che si trattasse probabilmente di un coccodrillo. Questo animale avrebbe raggiunto il Rodano dopo il naufragio di un battello che lo trasportava verso qualche vicino anfiteatro. La Tarrasque divenne così il simbolo di Tarascona.
Con i suoi scritti M. Valtorta, nello svelarci una curiosità storica poco conosciuta, rafforza la credibilità di una leggenda provenzale! Semplice e geniale ispirazione d’autore?
Jean-François Lavère
tradotto da Claudia Vecchiarelli
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